Avere un cane fa bene alla salute

I risultati dello studio condotto dal giovane ricercatore catanese Andrea Maugeri con l’International Clinical Research Center di Brno e la Mayo Clinic di Rochester

26 Novembre 2019

La sua ricerca ha catturato l’attenzione delle più diffuse testate nazionali. Andrea Maugeri, laureato magistrale in Biologia sanitaria, dottore di ricerca in Biomedicina traslazionale e oggi assegnista nel dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e Tecnologie avanzate “G.F. Ingrassia”, ha infatti ‘scoperto’ che avere un amico a quattro zampe fa bene alla salute e migliora la qualità della vita delle persone. Ciò grazie all’accordo di collaborazione siglato dall’Ateneo catanese con l’International Clinical Research Center di Brno (Repubblica Ceca), nell’ambito del progetto “Kardiovize Brno 2030” che coinvolge anche i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota, USA).

Lo studio “Dog Ownership and Cardiovascular Health: Results from the Kardiovize 2030 Project” pubblicato sulla rivista “Mayo Clinic Proceedings Innovations, Quality & Outcomes” (coautori la prof.ssa Antonella Agodi, la dott.ssa Martina Barchitta, ricercatrice Unict, il dott. Manlio Vinciguerra dell’International Clinical Research Center e il prof. Francisco Lopez-Jimenez della Mayo Clinic di Rochester) ha l’obiettivo generale di identificare i fattori di rischio e protettivi per le malattie cardiovascolari, al fine di consentire lo sviluppo di strategie preventive di Sanità pubblica. Pertanto, è stata analizzata la salute cardiovascolare di circa 1800 abitanti della città della Moravia in relazione al possesso o meno di un animale domestico, che – come si evidenzia dalla stessa ricerca - può avere effetti positivi sia dal punto di vista comportamentale che clinico.

«Chi possiede un cane – sintetizza Maugeri – abitualmente segue un’alimentazione più sana, fa più attività fisica, mantiene la glicemia sotto controllo e riporta una migliore salute cardiovascolare complessiva. Ciò ovviamente dipende da tutte le attività che sono collegate alla sua presenza in casa e dal rapporto che si instaura tra l’animale e il padrone. E dipende anche da quale animale, dato che abbiamo confrontato chi possiede un cane con chi invece ha altri animali da compagnia come gatti, criceti, uccellini, cavalli o pesci».

«L’obiettivo futuro della ricerca – anticipa il 31enne assegnista di ricerca catanese - sarà di studiare i principali fattori di rischio cardiovascolari anche considerando il background genetico, socioeconomico e culturale. Per questo motivo, stiamo valutando i determinanti sociali, gli stili di vita e la salute cardiovascolare tra la popolazione ceca in studio e la popolazione siciliana. Infatti, le differenze socio-demografiche e culturali tra i paesi, rendono l’Europa un setting naturale per “esperimenti” di Sanità pubblica che permettano di identificare i principali determinanti di salute e proporre strategie di prevenzione basate sulle evidenze».  

Attualmente, Andrea – che può vantare già più di quaranta articoli scientifici su riviste internazionali e comunicazioni a congressi nazionali ed internazionali - collabora con il gruppo di ricerca coordinato dalla prof.ssa Agodi, ordinario di Igiene generale e applicata e direttore del dipartimento “G.F. Ingrassia”, nel disegno e nella conduzione degli studi, oltre che all’analisi dei dati epidemiologici. Dati che il gruppo integra con le più recenti tecniche di epidemiologia molecolare e con le metodologie di statistica avanzata, per lo studio delle malattie trasmissibili, infettive, e non trasmissibili, come appunto quelle cardiovascolari.

«Sarò sempre grato al nostro Ateneo e alle persone che ho incontrato nel mio percorso – afferma Maugeri - per avermi aiutato a riconoscere e coltivare la passione per la ricerca. Le esperienze in Italia e all’estero e la partecipazione a congressi nazionali e internazionali mi hanno permesso di conoscere modelli positivi da fare miei e da applicare all’attività scientifica. La mia aspirazione è quella di poter applicare le conoscenze fin qui acquisite per sviluppare un approccio epidemiologico che integri tecniche tradizionali e innovative di raccolta e analisi dei dati, per lo studio dei principali determinanti di salute e la ricerca di potenziali biomarcatori molecolari».

Obiettivo – aggiunge – che sarà possibile soprattutto grazie al supporto del tutor e di tutto il gruppo di ricerca: «Ma certamente non trascuro l’esperienza che si acquisisce con la didattica. Porto sempre con me sempre una citazione di Albert Einstein: “Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene”. Infatti, il confronto con gli studenti, che ho avuto finora nell’ambito di attività seminariali e di tutorato, permette non solo di trasferire nozioni e contagiare la passione per il nostro lavoro, ma anche di migliorarsi giorno dopo giorno».