Al lavoro per il più grande cantiere ferroviario d’Italia

Giovanni Parisi, ingegnere catanese è il direttore delle costruzioni della tratta ad alta velocità “Terzo Valico”

12 Dicembre 2019
Giuseppe Melchiorri

«Un metodo di studio che è diventato metodo di lavoro e approccio alla risoluzione dei problemi. Tanti rapporti importanti con diversi docenti, soprattutto dell’Istituto di Idraulica, che anche in questi anni di professione sono stati un riferimento sicuro per confronti tecnici e approfondimenti professionali». È l’eredità che l’Università di Catania ha lasciato al suo ex studente Giovanni Parisi, ora ingegnere e direttore delle costruzioni a Genova nel Consorzio Cociv. Una carriera di successo iniziata più di 20 anni fa con gli studi a Catania dove si è laureato nel 2000.

«Lavoro in Cociv dal 2012 – spiega l’ing. Parisi, catanese, classe 1973 - che è il General Contractor per la progettazione esecutiva e la realizzazione della ferrovia “Terzo Valico - Alta Velocità Milano-Genova (www.terzovalico.it). Si tratta del più grande cantiere d’Italia avviato da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) con un investimento che supera i 6 miliardi di euro, per la realizzazione di una tratta ferroviaria di 53 km, di cui 36 in galleria a doppia canna. Sono un dirigente d’azienda e dopo aver ricoperto il ruolo di responsabile della gestione dei rapporti con il territorio e responsabile del sistema gestione ambientale, da due anni sono stato nominato direttore delle costruzioni, coordinando tutta l’attività esecutiva dallo sviluppo della progettazione, alla realizzazione delle opere, fino al collaudo».

Laureatosi in Ingegneria civile indirizzo Idraulica, l’ing. Parisi ha trovato quasi subito lavoro. «Mi sono laureato con 106/110 – afferma infatti Parisi - elaborando una tesi in Idraulica Numerica applicata ad un impianto di sollevamento dell’Acoset Spa dal titolo “Ottimizzazione dell’orario di pompaggio per mezzo di algoritmo genetico”. Il mio relatore è stato il prof. Giuseppe Pezzinga. Poi, nell’allora Facoltà di Agraria, iniziai il dottorato di ricerca in Idraulica agraria con il compianto prof. Salvatore Indelicato. Non riuscii però a concludere il percorso di studi di dottorato di ricerca per i subentrati impegni di lavoro, che mi portarono lontano da Catania, assorbendo tutto il mio tempo».

«Sono a arrivato a Genova operando con continuità sin dal 2002 per la Società italiana per Condotte d’Acqua Spa di Roma (socio del Consorzio Cociv insieme a Salini-Impregilo Spa), la più antica tra le grandi imprese d’Italia, fondata nel 1880. Sono stato contattato allora da un’agenzia di ricerca personale e ho superato tre livelli di colloquio con il management interno all’azienda, l’ultimo con il presidente, l’ing. Paolo Bruno, deceduto nel 2013, che voleva visionare e avere l’ultima parola sempre sull’assunzione dei giovani ingegneri. Inizialmente sono stato assunto con contratto di formazione lavoro biennale, che però dopo neanche sei mesi è stato trasformato in contratto a tempo indeterminato».

«Per il Gruppo Condotte – continua – lavoro quindi da 18 anni occupandomi di importanti opere pubbliche in Calabria, Sicilia, Sardegna: opere idrauliche (grossi adduttori idraulici e reti irrigue, dighe), opere stradali e grandi opere quale il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e le relative opere di collegamento a terra; oggi per la realizzazione del Terzo Valico opero tra la Liguria e il Piemonte. Prima ho lavorato nell’ambito della gestione dei servizi idrici».

Ma l’esperienza genovese non è stata l’unica per l’ing. Parisi, che proprio nei giorni scorsi è stato ospite del dipartimento di Ingegneria civile e Architettura dell’Ateneo catanese per portare la propria testimonianza agli studenti sulla sua attività: «Avevo già lavorato per altre aziende di livello internazionale in Toscana (Gruppo Lyonnaise des Eaux) nell’ambito della gestione dei servizi idrici. Ritenni però l’offerta di Condotte più conveniente economicamente e molto più stimolante dal punto di vista delle prospettive di crescita professionale».

Una carriera nata quindi sotto il Vulcano dove ha acquisito le competenze necessarie per svolgere con successo il suo lavoro: «Lo studio a Catania è stato fondamentale sia per l’approccio generale acquisito e applicabile a tutti i campi dell’ingegneria civile, sia per le occasioni di confronto col mondo professionale vissute durante gli studi». E, anche se non ha potuto svolgere periodi di studio all’estero per motivi economici, ha comunque acquisito tanta esperienza grazie alle «visite nei cantieri e ad un viaggio studio in Cina (ogni biennio l’Istituto di Idraulica organizzava viaggi in tutto il mondo) a visitare il cantiere della Diga delle Tre Gole (la più grande del mondo): sono ricordi indelebili e furono stimolo di curiosità e interesse per intraprendere il mestiere dell’ingegnere d’impresa».

Nonostante le soddisfazioni professionali già raggiunte gli obiettivi dell’ing. Parisi sono ancora molto ambiziosi: «Per il futuro vorrei portare l’esperienza acquisita nella realizzazione del Terzo Valico per far ripartire il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e dei suoi collegamenti a terra (ferroviari e autostradali) a cui ho tanto lavorato tra il 2010 e il 2012, dirigendo tutta l’attività operativa e di campo per la progettazione esecutiva dei tanti interventi previsti tra la Sicilia e la Calabria».

Difficilmente però l’ing. Parisi potrà tornare a lavorare a Catania per mettere a disposizione della nostra città le sue competenze: «A Catania torno ogni weekend perché qui vive la mia famiglia, mia moglie e le nostre tre figlie, che è la vera “Grande Opera” costruita in questi anni, nonostante la mia lontananza lavorativa. La scomparsa delle grandi imprese siciliane rende remota la possibilità di un mio ritorno, ma sarà bello un giorno riportare e poter offrire a “casa”, se ce ne sarà occasione, la mia visione di questo mestiere e l’esperienza acquisita in questi anni in giro per l’Italia».

E per concludere un consiglio ai giovani che oggi si affacciano al mondo del lavoro: «Fare bene le cose, costa meno che farle male. È la regola che mi impartì il presidente della mia azienda il giorno che scelse di assumermi. È un imperativo potente che indirizza tuttora le mie scelte».