“Il difficile percorso delle riforme costituzionali”

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha parlato agli allievi della Scuola Superiore di Catania dell’iter della legge che propone il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero di parlamentari e l’introduzione di nuovi strumenti di partecipazione politica

13 Maggio 2016
Mariano Campo

“L’obiettivo principale delle riforme sulle quali saremo chiamati ad esprimerci con il referendum di ottobre è stato scrivere quelle pagine aperte lasciate dai nostri padri e dalle nostre madri costituenti, per avere un sistema politico più stabile, semplice ed efficiente”. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha illustrato questo pomeriggio agli allievi e ai docenti della Scuola Superiore di Catania il lungo percorso che ha portato all’approvazione delle modifiche della Costituzione riguardanti la riforma del Senato e gli altri provvedimenti principali. Il ministro Boschi ha risposto anche alle domande degli studenti, alcune delle quali fortemente critiche verso l’operato del governo.

 

“L’Università è da sempre un luogo di confronto – le ha dato il benvenuto il rettore Giacomo Pignataro -, e un luogo idoneo per discutere di un tema così importante per il futuro del Paese proprio con chi vivrà in prima persona gli effetti di questi cambiamenti, cioè i giovani”. “L’Ateneo di Catania – ha aggiunto il rettore – cerca di essere protagonista del cambiamento richiesto dal Paese, in quanto istituzione rappresentativa di un Mezzogiorno che non vuole aspettare le scelte di altri, ma vuole assumersi la propria responsabilità, in particolare in uno dei settori che devono avere assoluta priorità, ossia l’istruzione”.

 

“La Scuola d’eccellenza  dell’Università di Catania – ha ricordato il presidente Francesco Priolo, ringraziando il ministro Boschi per aver accettato di intervenire -, ha una lunga e consolidata tradizione di incontri di alto livello con protagonisti della politica, del diritto, della scienza, della cultura e dell’informazione, nella logica di offrire ai propri selezionati allievi numerose e continue occasioni di scambio e confronto, per formare cittadini sempre più preparati, maturi e consapevoli”.

 

Invito che il ministro ha accolto ben volentieri, tracciando in maniera dettagliata il quadro del lavoro condotto da governo e Parlamento negli ultimi due anni, a partire dalle indicazioni dalla “commissione degli esperti” sulle riforme insediata dal governo Letta e dalle esortazioni dell’allora Capo dello Stato Napolitano, che di fatto hanno impresso un’accelerazione a questo percorso di modifica del sistema istituzionale con il superamento del bicameralismo perfetto, inserito tra le priorità dell’esecutivo Renzi insieme con la riforma del mercato del lavoro e quella della pubblica amministrazione. “Questo percorso – ha riconosciuto Boschi – ha stimolato un acceso dibattito nel Paese e in aula, un confronto vero, con oltre 4500 interventi e 5500 votazioni, suscitando anche fragorose iniziative di ostruzionismo. La proposta finale, comunque, si è arricchita del contributo del Parlamento e fa leva sull’auspicio di giungere ad un sistema politico più stabile, con la differenziazione dei compiti tra Camera e Senato e la modifica del voto di fiducia, più credibile a livello internazionale, più semplice nei passaggi parlamentari e più efficiente: si ridurranno i tempi lunghissimi per l’approvazione delle leggi e i conflitti di poteri e competenze tra Stato e Regioni”.

 

Il ministro Boschi ha posto in evidenza anche l’abolizione definitiva delle province e del Cnel, e l’introduzione di strumenti più efficaci di partecipazione dei cittadini, in particolare con la riduzione del quorum dei referendum abrogativi, l’introduzione di referendum consultivi e l’obbligo di deliberazione in Parlamento sulle proposte di legge di iniziativa popolare. “E’ insomma – ha concluso il ministro – un disegno di riforma articolato ma che si tiene insieme, cercando vari controbilanciamenti e rimanendo coerente con gli obiettivi inizialmente prefissi. E’ questa la proposta di cambiamento che avanziamo adesso ai cittadini, chiedendo loro, per mera scelta politica, di esprimersi nel merito e sui contenuti di questa proposta, con forte senso di responsabilità. Mark Twain diceva che tra venti anni saremo dispiaciuti per le cose che non abbiamo fatto e non per quelle che abbiamo fatto. Riflettiamo sull' impatto che le riforme potranno avere sul nostro Paese, sulle istituzioni e anche sulla crescita".