“Formazione e ricerca per contrastare le nuove emergenze sanitarie”

Il rettore Francesco Basile è intervenuto al convegno “Euromediterraneo su Biocontenimento” promosso dall’Azienda ospedaliera Garibaldi

21 Aprile 2017
Alfio Russo

“Dobbiamo far comprendere all’Europa e al mondo intero la situazione che sta vivendo la Sicilia in tema di immigrazione, gestione dei migranti e soprattutto i rischi in tema di salute, perché potrebbero ritornare in questa terra malattie debellate da decenni”. Il rettore Francesco Basile, intervenendo alla seconda edizione del convegno “Euromediterraneo su Biocontenimento” organizzato dall’Azienda ospedaliera di rilievo nazionale di alta specializzazione dell’Ospedale Garibaldi, in collaborazione con il Ministero della Salute, la Regione Siciliana e il Comune di Catania, ha auspicato “un intervento politico ben preciso dell’Unione europea su questa tematica perché in Italia abbiamo coscienza dello stato attuale, ma al tempo stesso dobbiamo puntare sulla formazione e sull’organizzazione per ottenere risultati nel campo del biocontenimento”.

“In questo contesto – ha aggiunto il rettore -, l’Università sta approfondendo la ricerca e le conoscenze riguardo i casi di malattie infettive che si sono verificati nel corso dei numerosi sbarchi e intende essere sempre al fianco di tutte le altre istituzioni impegnate su questo fronte, per far sì che Catania rappresenti un modello da esportare. Dobbiamo sempre ricordarci che abbiamo il dovere etico, civile e cristiano di accogliere e curare tutte le persone”.

I lavori del convegno sono stati aperti dal direttore del Dipartimento di Emergenza dell’Ospedale “Garibaldi” Sergio Pintaudi e dal direttore generale dell’Arnas “Garibaldi” Giorgio Giulio Santonocito. “Nel 2016 si sono verificati 159 accessi in bio-contenimento su 17.989 migranti sbarcati a Catania, il 55 per cento dei migranti sono stati ricoverati e ben 15 sono stati i casi di tubercolosi riscontrati – ha spiegato Pintaudi -. Sono numeri che fanno riflettere perché superiamo di gran lunga i limiti dell’Oms ovvero i 10 casi preventivati. Nel 2017 i dati non migliorano: su 5.200 migranti sbarcati a Catania abbiamo già riscontrato 4 casi di tubercolosi. Catania si sta attrezzando al meglio: dal 2015 abbiamo a disposizione una unità mobile per l’isolamento e trattamento in alto biocontenimento IsoArk; l’aeroporto di Fontanarossa di recente è stato inserito tra gli scali sanitari, insieme con Milano-Malpensa, Roma-Fiumicino e l’aeroporto militare di Pratica di Mare; con la Croce Rossa Italiana di Catania abbiamo unito le forze per quanto riguarda i mezzi e strumentazioni in dotazioni; oggi stipuleremo un percorso formativo-addestrativo con la Marina Militare”.

Il direttore generale Santonocito ha sottolineato “l’importanza della strategia messa in atto dall’intero anello sanitario etneo tra aeroporto, porto e ospedale Garibaldi per il trattamento immediato dei pazienti che presentano gravi sintomi tipici delle malattie infettive e per l'identificazione celere dell'eventuale virus tramite sofisticate indagini di laboratorio. Un progetto che deve essere di esempio in Sicilia e in Italia”. Su questo argomento, dopo gli indirizzi di saluto del vicesindaco di Catania Marco Consoli e dell’arcivescovo Salvatore Gristina, è intervenuta anche il prefetto di Catania Silvana Riccio, la quale ha evidenziato che “il sistema sanitario sta supportando un peso non indifferente e la Regione siciliana, proprio perché a Statuto speciale, deve sostenere maggiormente le esigenze del territorio”.